Ultimo numero: 60/The race for critical minerals
Verso la COP27di Karim Elgendy
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Clima

Verso la COP27

di Karim Elgendy

Lo spostamento dell’attenzione della Conferenza sull’attuazione degli impegni di riduzione del carbonio già in essere, rappresenta un’opportunità per tecnologie sostenibili consolidate come le rinnovabili, che potranno assumere un ruolo più centrale negli sforzi per la transizione

12 min

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o scorso novembre si è tenuta a Glasgow la COP26, il vertice annuale delle Nazioni Unite sul clima. L’evento è stato ampiamente riconosciuto per il suo successo nel realizzare le priorità fissate dal Regno Unito, che ha presieduto la Conferenza assumendo contestualmente la presidenza della United Nations Framework Convention for Climate Change (UNFCCC). Le priorità erano innalzare l’ambizione di mitigazione dei cambiamenti climatici invitando i vari paesi a inserire ambizioni maggiori per la riduzione delle emissioni di carbonio nei loro contributi determinati a livello nazionale (NDC, Nationally Determined Contribution, gli impegni assunti nell’ambito dell’Accordo di Parigi), e dando sostegno a coalizioni volontarie per la riduzione delle emissioni in una serie di ambiti critici quali la transizione verso l’energia pulita, l’eliminazione graduale del carbone, i veicoli a emissioni zero e l’arresto della deforestazione.

 

I risultati della COP26 sembrano aver leggermente allontanato il peggiore degli scenari del cambiamento climatico, e la loro messa in atto potrebbe portarci più vicino al limite di sicurezza degli 1,5 gradi centigradi rispetto alle temperature preindustriali, per quanto quest’obiettivo sembri sempre più fuori portata. Secondo le valutazioni post-COP26, la piena e puntuale attuazione di tutti gli NDC, condizionali e incondizionati, e degli obiettivi di zero netto potrebbe mantenere il riscaldamento globale appena al di sotto dei 2 gradi centigradi.

 

 

La Conferenza di Sharm El-Sheikh

Mentre sono in corso i preparativi per la COP27, che si terrà a novembre in Egitto, nella località turistica di Sharm El-Sheikh, si prevede che l’attenzione del prossimo vertice annuale sul clima si sposterà su adattamento climatico, finanza per il clima e attuazione degli impegni finora assunti. Tale spostamento del focus di attenzione rispecchia le priorità degli ospiti della COP27, il programma dei dibattiti stilato dall’UNFCCC e la delusione di quei paesi in via di sviluppo le cui priorità, a Glasgow, non sono state adeguatamente considerate.

Questo concentrarsi della COP27 sugli aspetti attuativi, da intendersi come concentrazione sull’attuazione degli impegni di riduzione del carbonio già in essere anziché sul pretendere l’impegno a ulteriori tagli al carbonio, amplia il discorso sulla mitigazione fino a integrarvi le leve politiche, i meccanismi finanziari e le tecnologie a supporto della decarbonizzazione, e porta al tavolo del dibattito nuovi stakeholder dotati di know-how tecnico e finanziario, tra cui istituti di finanziamento dello sviluppo, centri di ricerca e società energetiche internazionali.

Tale spostamento del centro d’attenzione rappresenta una grande opportunità per le tecnologie sostenibili consolidate, quali le energie rinnovabili, che potranno così assumere un ruolo più centrale negli sforzi per la transizione energetica e la decarbonizzazione mondiali.

 

 

Il ruolo delle rinnovabili

 

Cinque anni fa uno studio stimava in 139 il numero dei paesi che entro la metà del secolo potrebbero soddisfare il proprio fabbisogno di energia con fonti rinnovabili se elettrificassero i loro settori energetici (trasporti, riscaldamento, raffrescamento, industria, agricoltura, silvicoltura e pesca) e ricavassero l’elettricità da fonti eoliche, idroelettriche e solari.

Attualmente, il 38 percento dell’elettricità mondiale viene generata da fonti di energia pulite, che per la prima volta superano il carbone. Il 29 percento di tutta l’elettricità proviene da fonti energetiche rinnovabili, cresciute a scapito del carbone. Dal 2015 eolico e solare hanno sottratto al carbone una quota del 5 per cento del mix della produzione energetica, e oggi queste due sole tecnologie rappresentano il 10 percento del totale di generazione di energia elettrica. Per mettere tutto ciò in prospettiva, la quota di rinnovabili nella generazione di elettricità deve salire al 61 percento entro il 2030 e all’88 percento entro il 2050, a livello mondiale, se vogliamo conseguire la neutralità carbonica secondo la roadmap dell’International Energy Agency (IEA).

Le rinnovabili sono spinte da un impeto sempre maggiore. L’anno scorso le addizioni di capacità di energia rinnovabile hanno battuto un nuovo record, aumentando del 6 percento, a quasi 295 gigawatt, e quest’anno se ne attende un ulteriore aumento a 320 gigawatt.

 

la fotoLondra. Bus a celle a combustibile. L’idrogeno, in cilindri sul tetto, reagisce con l’ossigeno per produrre acqua ed energia.  

 

Negli ultimi anni, inoltre, il costo dell’elettricità da fonti rinnovabili è sceso in modo drastico. Tra il 2010 e il 2021 il costo livellato medio dell’energia elettrica dei nuovi progetti solari fotovoltaici di scala industriale si è ridotto dell’88 percento, e in modo analogo è sceso del 68 percento quello dei progetti eolici onshore e di energia solare a concentrazione, mentre il costo livellato medio dei progetti eolici offshore si è ridotto del 60 percento. In alcune località, il costo dell’energia solare ed eolica onshore è sceso fino a diventare competitivo rispetto ai combustibili fossili nei nuovi impianti per la generazione di elettricità.

E ancora, si avvicina il momento in cui l’industria delle energie rinnovabili potrà risolvere la sfida dell’intermittenza delle tecnologie solari ed eoliche, sfida che attualmente limita lo sfruttamento delle rinnovabili per la generazione del carico elettrico di base. Negli ultimi anni, il costante calo del costo dello stoccaggio dell’elettricità e l’aumento delle interconnessioni tra le reti nazionali si sono rivelati fattori molto promettenti per la gestione dell’intermittenza.

 

La miglior dimostrazione dell’uso delle tecnologie di stoccaggio e accumulo dell’energia e di interconnessione delle reti in combinazione con l’energia rinnovabile è probabilmente il progetto per l’esportazione di elettricità dal Marocco al Regno Unito tramite cavi sottomarini. Il progetto utilizza 10,5 gigawatt di capacità di generazione da nuovi parchi solari ed eolici in Marocco (su una superficie paria a quella di Washington DC), e 20 gigawattora di accumulo per convertire questa fornitura intermittente in 3,6 gigawatt di potenza costante (20 ore al giorno) pronti per essere trasmessi al Regno Unito lungo cavi posati sul fondo del mare. Il progetto dovrebbe coprire l’8 percento del fabbisogno di elettricità del Regno Unito in modo commercialmente competitivo; le perdite di trasmissione saranno ridotte al minimo grazie all’uso, tra Marocco e Regno Unito, della corrente continua anziché alternata.

La transizione energetica non è scevra tuttavia da sfide ambientali. Un sistema energetico mondiale alimentato da tecnologie di energia rinnovabile necessita di molti più minerali rispetto al sistema a combustibili fossili. Secondo una stima della IEA, per conseguire gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, la quota della domanda totale di minerali delle tecnologie di energia pulita nei prossimi vent’anni dovrà aumentare di più del 40 percento per rame e terre rare, del 60-70 percento per nichel e cobalto, e quasi del 90 percento per il litio (fig. 4). Per garantire l’accesso a questi minerali critici, il ciclo di vita dei sistemi di energia rinnovabile dovrà integrare i principi dell’economia circolare.

 

 

L’idrogeno a basse emissioni

Oltre alle fonti di energia rinnovabile e allo stoccaggio, anche l’idrogeno sta emergendo come promettente fonte di energia pulita. Le tecnologie dell’idrogeno a basse emissioni di carbonio sono una via alternativa per la decarbonizzazione di settori di difficile elettrificazione quali il chimico e il siderurgico, che hanno processi ad alta intensità di calore, la raffinazione, le spedizioni e il trasporto delle merci. In questi settori l’idrogeno funge da vettore ad alta intensità energetica di energia prodotta da fonti di energia rinnovabile per elettrolisi (idrogeno verde) o da gas naturale con cattura e sequestro delle emissioni di carbonio (idrogeno blu).

Secondo la roadmap vero lo zero netto della IEA, l’impiego di idrogeno dovrà superare i 200 milioni di tonnellate nel 2030, a livello mondiale, con la percentuale di idrogeno a basse emissioni di carbonio che aumenta dal 10 percento del 2020 al 70 percento previsto per la fine del decennio. È opportuno notare che l’aumento del costo del gas naturale in seguito all’invasione russa dell’Ucraina fa dell’idrogeno verde la tecnologia commercialmente più competitiva tra quelle basate sull’idrogeno a basse emissioni di carbonio.

 

la fotoZara, Croazia. Monumento del Saluto al Sole realizzato con vetro multistrato dall’architetto croato Nikola Basic.  

 

L’obiettivo dell’Unione Europea di utilizzare ogni anno 20 milioni di tonnellate di idrogeno a basse emissioni di carbonio entro il 2030 è un ulteriore stimolo per il settore. Il piano del blocco di importare la metà di detta quantità lo rendono anche un mercato di esportazione credibile per i paesi del vicinato meridionale dotati di un’industria delle rinnovabili commercialmente competitiva. Molti di questi paesi sono in competizione per conquistare una quota di questo mercato, e a tal fine stanno rapidamente sviluppando infrastrutture per l’idrogeno verde e l’ammoniaca verde.

 

Un’opportunità senza precedenti

 

La confluenza di queste tecnologie mature ed emergenti con l’impegno collettivo mondiale alla decarbonizzazione e l’attenzione della COP27 agli aspetti attuativi rappresentano per l’industria energetica un’opportunità senza precedenti di raddoppiare gli sforzi e dirottare ulteriormente gli investimenti verso le tecnologie pulite.

Il tempo è un fattore essenziale, e, perché la transizione energetica proceda alla velocità necessaria a conseguire gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, è d’obbligo vi sia un’efficace collaborazione tra gli stakeholder. Per assicurare che l’industria energetica guidi la transizione, i decisori politici devono dare al mercato segnali chiari e inequivocabili circa la direzione di marcia da seguire, con incentivi di mercato trasparenti e sostegno a ricerca e sviluppo. Cosa ancor più importante, è necessario che i decisori politici nazionali facciano progredire la collaborazione internazionale, per garantire una transizione giusta e un accesso equo ai minerali critici, e per aumentare la resilienza del sistema energetico mondiale.

Come le precedenti edizioni del vertice, anche la COP27 riunirà i leader mondiali perché elaborino un piano che consenta di evitare al meglio gli impatti peggiori dei cambiamenti climatici. I leader mondiali continueranno a tracciare la strada verso un futuro più sicuro per noi e per le generazioni future: starà a noi seguire la loro roadmap.