Cina piano strategico in vistadi Michal Meidan
67

L'energia del Dragone

Cina piano strategico in vista

di Michal Meidan

Il 15esimo piano quinquennale, atteso per marzo 2026, segna una svolta: IL FOCUS DELL’ELETTRIFICAZIONE si sposta dai target di capacità installata all’architettura del sistema. Se la leadership riuscirà a realizzare l’obiettivo di un mercato elettrico nazionale unificato, l’incidenza del carbone potrebbe ridursi in modo significativo

14 min

I

l 15esimo piano quinquennale (FYP) cinese sarà reso noto a marzo 2026 e traccerà la rotta per l’economia e le politiche energetiche del Dragone fino al 2030. Sebbene i dettagli siano ancora in fase di definizione, stanno già emergendo alcune linee guida sulle tematiche fondamentali, in particolare attraverso le Raccomandazioni del Comitato Centrale per la formulazione del piano, pubblicate a fine ottobre 2025 dopo il quarto plenum del Partito Comunista Cinese. Basandosi su questo e su altri documenti politici, così come sui recenti discorsi della leadership, è evidente che il prossimo FYP porrà l’accento su tre pilastri: indipendenza energetica, resilienza e flessibilità del sistema; a questi si affiancherà la decarbonizzazione, la cui velocità e la cui portata dipenderanno tuttavia dai progressi registrati nelle altre priorità.

 

 

L’importanza del contesto

 

Sotto molti aspetti, il 15esimo FYP rappresenta una continuazione della pianificazione politica dell’ultimo decennio. Il 13esimo (2016-2020) e il 14esimo piano (2021-2025) avevano dato priorità al dispiegamento su larga scala delle rinnovabili, interpretando però la transizione energetica principalmente attraverso la lente delle politiche industriali e del miglioramento della qualità dell’aria. Gli sforzi della Cina per sviluppare una massiccia base manifatturiera nelle rinnovabili hanno dato modo al cleantech di diffondersi rapidamente, mentre le pressioni internazionali (tra cui il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere dell’Unione Europea - CBAM) hanno dato una spinta alla decarbonizzazione industriale. Il 14esima piano aveva introdotto un focus specifico sulla riduzione delle emissioni, in linea con l’impegno assunto dal Presidente Xi Jinping nel 2020: raggiungere il picco delle emissioni entro il 2030 e l’azzeramento dell’impronta di carbonio entro il 2060 (i cosiddetti obiettivi “dual carbon”). L’apparato burocratico aveva risposto con target più ambiziosi sui combustibili non fossili, promesse di “rigoroso controllo” sulla nuova capacità a carbone interna, il divieto di finanziare centrali a carbone all’estero e impegni preliminari per una graduale rinuncia all’impiego del carbone nel 15esimo FYP.

Una spinta alla decarbonizzazione industriale

Tuttavia, il 14esimo piano è coinciso con un periodo di forti turbolenze di mercato e riallineamenti geopolitici, se si considerano la pandemia, la crisi energetica cinese del 2021, l’invasione russa dell’Ucraina, l’uso sempre più aggressivo della leva economica e l’acuirsi delle tensioni USA-Cina. In questo scenario, Pechino ha raddoppiato gli sforzi per blindare le catene di approvvigionamento interne e rafforzare la propria centralità in quelle globali, puntando sulla crescita della base produttiva cleantech e sulla diffusione di rinnovabili e veicoli elettrici (EV). In questa strategia, a rivelarsi centrale è stata la volontà di ridurre, ove possibile, l’esposizione agli Stati Uniti, anche attraverso il sostegno a meccanismi di elusione delle sanzioni.

 

L’impostazione del 15esimo FYP suggerisce che la competizione con gli USA rimarrà una caratteristica strutturale del sistema economico ed energetico cinese nei prossimi anni, dato che l’energia è asservita a tali ambizioni economiche; di conseguenza, l’attenzione sarà focalizzata sull’energia prodotta localmente, sull’elettrificazione e, idealmente, su un’elettricità a basso costo e a basse emissioni. Poiché la leadership mantiene l’obiettivo di raddoppiare il PIL pro capite del 2020 entro il 2035, ciò implica una crescita annuale del PIL di circa il 4,5 percento. L’attuale strategia macroeconomica e le summenzionate Raccomandazioni indicano che l’espansione economica basata su investimenti massicci rimarrà una priorità fino alla fine degli anni 2020; data la crisi strutturale del settore immobiliare, le nuove industrie come il cleantech sono diventate il motore trainante della crescita. La politica energetica è dunque funzionale a questa agenda e alla necessità di garantire la leadership industriale e l’autosufficienza tecnologica, con l’obiettivo di ridurre la vulnerabilità alle pressioni statunitensi. La priorità assoluta resterà il trinomio formato da stabilità macroeconomica, sicurezza energetica e politica industriale; qualsiasi altra ambizione climatica sarà subordinata al non mettere a rischio questi obiettivi.

 

 

Tra continuità e cambiamento

 

Con l’indebolimento dello slancio globale verso l’azione climatica e il rinnovato focus di Pechino sulla sicurezza degli approvvigionamenti, le approvazioni di nuove centrali a carbone hanno subito un’impennata dopo il 2022, mentre gli sforzi in vista di un “rigoroso controllo” del carbone sono passati in secondo piano. A causa di questa espansione del carbone e della volatilità della domanda e dell’offerta energetica durante il 14esimo FYP, il Dragone non è riuscito a rispettare l’obiettivo di ridurre l’intensità delle emissioni del 18 percento tra il 2020 e il 2025: si stima che alla fine del 2024 l’intensità di carbonio sia calata solo del 12 percento circa.

 

 

la fotoUn impianto eolico. La strategia di decarbonizzazione cinese oscilla tra ambizione e prudenza. In tema di rinnovabili, l’impegno di raggiungere 3.600 GW di capacità eolica e solare al 2035, sebbene notevole, implica un ritmo di installazione annuale più lento rispetto a quello dell’ultimo biennio

 

 

Come rimedio a tutto ciò, le Raccomandazioni confermano un cambio di paradigma già in atto: il passaggio dal controllo del consumo e dell’intensità energetica al controllo delle emissioni e dell’intensità di carbonio. Durante il 14esimo FYP, Pechino aveva adottato un sistema di “doppio controllo” che prevedeva un limite al consumo energetico totale e all’intensità energetica (consumo energetico per unità di PIL); tuttavia, tale sistema trattava tutte le fonti energetiche allo stesso modo, portando le province a favorire ancora il carbone. Inoltre, il focus sull’intensità energetica permetteva alle emissioni assolute di aumentare parallelamente alla crescita del PIL e quindi il consumo totale di energia, la capacità produttiva del carbone e le emissioni hanno continuato ad aumentare. In futuro, sarà il carbonio, e non l’energia tout court, a essere il parametro cruciale: questo dovrebbe spingere le autorità provinciali a privilegiare fonti a basse emissioni. Ci si attende che il 15esimo FYP introduca anche un tetto alle emissioni totali, sebbene non sia ancora chiaro come verrà strutturato e se compenserà il mancato obiettivo del 2025 in materia di intensità di carbonio.

 

L’agenda di decarbonizzazione sarà sostenuta dall’estensione del sistema nazionale di scambio di quote di emissione (ETS) a settori come acciaio, cemento e chimica, nonché da un graduale inasprimento dei benchmark di allocazione. A ciò si affiancheranno standard di efficienza energetica e strumenti di finanza verde per sostenere la decarbonizzazione industriale. Infine, le Raccomandazioni menzionano per la prima volta il raggiungimento del picco di consumo di carbone e petrolio durante il 15esimo FYP, senza però fissare un anno preciso né ribadire le precedenti formulazioni sulla graduale riduzione dell’impiego di carbone. Come nei piani precedenti, il carbone rimane l’asse portante del sistema energetico cinese e il suo uso verrà ridotto solo quando la leadership riterrà il sistema sufficientemente resiliente.

 

Questa dicotomia tra ambizione e prudenza si riflette anche nel Contributo determinato a livello nazionale (NDC) della Cina per il 2035: l’impegno a tagliare le emissioni del 7-10 percento rispetto a un picco non definito è un obiettivo ben al di sotto di una roadmap allineata agli accordi di Parigi. Anche l’impegno di raggiungere 3.600 GW di capacità eolica e solare, sebbene notevole, implica un ritmo di installazione annuale molto più lento rispetto a quello visto nell’ultimo biennio. Questa prudenza potrebbe essere una strategia per “promettere meno e ottenere di più”, ma invia segnali contrastanti sia all’interno della Cina sia alla comunità internazionale.

 

 

È tutta una questione di forniture

 

L’elettrificazione e la decarbonizzazione sono destinate a progredire, in primis perché supportano l’aggiornamento industriale, la crescita economica e la leva geopolitica. L’enorme capacità produttiva cleantech della Cina è vista anche come una fonte di “soft power verde” all’estero.

 

Tuttavia, nulla di tutto ciò è possibile se mancano sicurezza degli approvvigionamenti ed energia a costi accessibili sul mercato interno. Il 15esimo FYP si concentrerà quindi sull’offerta interna: aumento della produzione nazionale di carbone, petrolio e gas; ampliamento delle scorte di greggio; diversificazione delle importazioni di idrocarburi; e un controllo più stretto su minerali critici e relativa raffinazione.

 

Le compagnie cinesi hanno incrementato la produzione interna di petrolio e gas nel corso del 14esimo FYP e tali sforzi non sono intenzionati a fermarsi, seppur in un contesto diverso. Mentre nel quinquennio precedente la Cina ha rappresentato quasi la metà della crescita della domanda globale di prodotti petroliferi, ora tale domanda ha toccato il picco. I consumi di benzina e diesel sono in calo a causa della rapida elettrificazione e della sostituzione dei combustibili, compensando qualsiasi aumento nella domanda di carburante per il settore dell’aviazione. La domanda petrolchimica è ancora in crescita, il che suggerisce che le importazioni di greggio non caleranno drasticamente, per quanto non si prevede nemmeno un’impennata; l’esposizione di Pechino ai mercati del greggio non sta diminuendo, ma non sta nemmeno aumentando in maniera significativa. Il Dragone sta attivamente accumulando scorte di greggio per limitare l’esposizione agli shock di prezzo e di offerta, una tendenza che proseguirà nel corso del 15esimo FYP.

 

Anche la crescita della produzione interna di gas rimarrà un punto focale, nonostante poca chiarezza sul ruolo che il gas dovrà giocare nella transizione energetica. Attualmente pesa per circa il 10 percento del mix energetico e, sebbene vi sia margine di crescita, deve far fronte alla concorrenza dettata da altri combustibili. L’elettrificazione industriale sta accelerando, mentre alcuni usi industriali rallentano in seguito a dei cambiamenti strutturali nell’economia; in prospettiva, tuttavia, sebbene sia verosimile un aumento della domanda di gas industriale trainato dall’attività economica, resta l’incognita sulle intenzioni del governo: bisognerà vedere se verranno introdotti nuovi obblighi vincolanti di “fuel switching” per sostituire il carbone. Analogamente, nel settore elettrico il gas riveste un ruolo marginale nel mix di generazione, con una quota inferiore al 5 percento nel 2025. Le centrali a carbone sono oggetto di interventi di adeguamento finalizzati a garantire la flessibilità necessaria per gestire l’intermittenza delle fonti rinnovabili. Sebbene in alcune province il gas rivesta un ruolo di rilievo nel comparto elettrico, in molte altre regioni impegnate nell’installazione di rinnovabili il gas d’importazione fatica a reggere la concorrenza del carbone o delle batterie

A oggi le linee guida politiche offrono poche indicazioni concrete sul gas

Pur essendo considerato un combustibile pulito, destinato quindi a svolgere un ruolo nella transizione energetica cinese, le politiche adottate finora ne hanno agevolato l’impiego solo in presenza di prezzi e forniture competitivi, anziché garantirgli un sostegno diretto e strutturale; il nodo cruciale per il 15esimo piano riguarda dunque l’espansione del gas nel mix energetico: la sua quota salirà fino al 15 percento o si assesterà su un livello più contenuto, intorno al 12-13 percento, entro il 2030?

 

Considerata tuttavia la centralità dell’elettrificazione, il settore elettrico rappresenta il fulcro tanto delle ambizioni quanto delle vulnerabilità della Cina. Il 15esimo FYP segna una svolta strategica, spostando il focus dai target di pura capacità installata (i megawatt) all’architettura del sistema (system design): sono reti, stoccaggio, flessibilità e riforme di mercato le nuove priorità. Se da un lato proseguono gli sforzi per transitare verso aste e mercati su base provinciale, dall’altro il mercato elettrico cinese è dominato da contratti a medio-lungo termine e caratterizzato da una scarsa liquidità sugli scambi spot e da estesi meccanismi di sostegno che mantengono il carbone all’interno del mix. Se la leadership riuscirà a realizzare l’obiettivo di un mercato elettrico nazionale unificato (superando gli attuali “silos” provinciali) e capace di integrare efficienze trainate dai segnali di prezzo, l’incidenza del carbone potrebbe ridursi in modo significativo. Di contro, il ricorso a misure dirigistiche e la mancata rimozione delle barriere regionali rischierebbero di generare un più marcato lock-in del carbone, consolidandone la presenza strutturale nel sistema.