
I principali progetti
Chi governa lo spazio?
Il sistema di governance delle risorse spaziali è molto complesso, perché contraddistinto dalla presenza di attori di carattere internazionale, nazionale e privato che perseguono obiettivi in larga parte diversi. Ciò che va evitato è mettere a repentaglio la natura pacifica dello spazio
15 minN
ell’ultimo decennio, il possibile utilizzo delle risorse naturali presenti sulla Luna e sugli altri corpi celesti è diventato uno dei temi più caldi del settore spaziale. La prospettiva di larghi profitti, il rapido progresso tecnologico, la spinta proveniente da soggetti privati desiderosi di investire in questo settore e considerazioni di carattere geopolitico, hanno contribuito a posizionare il cosiddetto “space mining” al centro dell’agenda dei principali attori spaziali. Da un punto di vista giuridico, l’utilizzo delle risorse spaziali pone questioni complesse, legate sia alla sua legalità nel contesto del diritto internazionale vigente sia allo scopo di tale utilizzo. Il problema di fondo è che il Trattato sullo Spazio Extra-atmosferico del 1967 non stabilisce norme chiare al riguardo, dando così adito a interpretazioni contrastanti.
Stante la situazione, alcuni Stati – in prima fila gli Stati Uniti – hanno intrapreso, sia a livello nazionale che regionale, iniziative volte a modificare questo stato di incertezza. Tra gli elementi caratterizzanti di queste iniziative c’è quello di legittimare l’appropriazione delle risorse spaziali e di consentire il loro utilizzo a scopi di profitto, sia pubblico che privato. Chiaramente, azioni di questo tipo non solo creano tensione con le norme internazionali in vigore ma vanno anche a indebolire il sistema di governance multilaterale che, sino a questo momento, è stato alla base della gestione delle attività spaziali.
Quest’ultima considerazione ci permette di inserire un altro elemento di riflessione, quello legato alla rilevanza geopolitica dello “space mining”. Infatti, i primi soggetti che saranno in grado di utilizzare le risorse spaziali e costruire strutture sulla Luna avranno un enorme vantaggio strategico sugli avversari; così non deve destare sorpresa il fatto che alcuni Stati stiano spingendo per ottenere l’accettazione di norme a loro favorevoli e che si stiano formando alleanze per finalizzare un veloce ritorno sulla Luna. L’ultimo fattore che è importante evidenziare è il ruolo giocato dai privati, che non solo operano (o aspirano a operare) come fornitori di servizi, ma che giocano anche un ruolo importante nell’influenzare il processo normativo, al fine di ottenere l’adozione di regole a loro favorevoli.
Risorse spaziali e principali progetti
La Luna e gli altri corpi celesti sono ricchi di minerali e di altre sostanze che potrebbero essere utilizzati sia in loco che sulla Terra. In questo contesto, l’acqua, presente in larghe quantità ai poli lunari sotto forma di ghiaccio, è di particolare importanza, non solo per sostenere basi lunari permanenti, ma anche nella prospettiva di future missioni su Marte o asteroidi, in quanto può essere trasformata in carburante. Accanto all’acqua, un’altra risorsa importante è l’elio-3, uno degli isotopi più scarsi sulla Terra, il cui impiego come combustibile nei reattori a fusione nucleare consentirebbe la generazione di energia pulita.
Da più di un decennio varie compagnie private hanno espresso il loro interesse verso l’utilizzo delle risorse spaziali e hanno investito ingenti capitali nello sviluppo delle tecnologie necessarie per ritornare sulla Luna e per estrarre e lavorare le sue risorse. In questo contesto, le attività private, pur operando in modo indipendente, sono direttamente collegate ai programmi lunari delle grandi potenze, in primis gli Stati Uniti. Questi ultimi hanno lanciato, nel 2017, il Programma Artemis, che prevede il ritorno dell’uomo sulla Luna entro il 2030 e la costruzione di una struttura permanente sulla sua superficie. Circa sessanta Stati hanno accettato di far parte del programma. Parallela all’iniziativa americana si pone quella cinese dell’International Lunar Research Station (ILRS), che mira allo sbarco di astronauti cinesi sulla superficie lunare entro il 2030, la costruzione di una stazione al polo sud lunare e lo sfruttamento delle risorse per uso scientifico. Al momento 17 Stati e più di 50, tra organizzazioni internazionali ed istituti di ricerca, fanno parte dell’iniziativa cinese.
Questioni giuridiche e sviluppi normativi
Il Trattato sullo Spazio Extra-atmosferico del 1967 proibisce l’appropriazione della Luna e altri corpi celesti riconoscendo, però, agli Stati membri il diritto di esplorare ed utilizzare lo spazio, in particolare per fini scientifici. Il Trattato aggiunge che tale esplorazione e utilizzo vanno considerati una prerogativa del genere umano, senza però fornire alcun dettaglio sugli obblighi giuridici e pratici di tale caratterizzazione. Il trattato non chiarisce se il divieto di appropriazione si estenda anche alle risorse contenute nei corpi celesti e se tali risorse possano essere utilizzate per scopi di profitto. Da questo punto di vista, gli Stati e la dottrina si dividono tra coloro che riconoscono la legalità dell’appropriazione ed utilizzo delle risorse, anche per fini commerciali, e coloro che la considerano non coerente col diritto internazionale. Il Trattato sulla Luna del 1979 cercò di rispondere alle domande lasciate aperte dal trattato del 1967, in particolare conferendo alle risorse lunari e spaziali lo status di “patrimonio comune dell’umanità”, ed ipotizzando la formazione di un regime internazionale incaricato di autorizzare e gestire le attività di sfruttamento di tali risorse. Purtroppo, il trattato sulla Luna non è stato accettato dalle potenze spaziali e, quindi, le sue disposizioni non hanno effetto vincolante.
Nel 2015 gli Stati Uniti, sotto la spinta del settore privato, hanno adottato la legge nazionale sullo sfruttamento delle risorse spaziali. Tale legge non solo dichiara la legalità dell’appropriazione delle risorse spaziali, ma prevede la possibilità per operatori privati di ricevere un’autorizzazione per condurre attività di space mining e il diritto di utilizzarle per fini commerciali. La legge americana, che in seguito ha fatto da modello a simili leggi adottate da Lussemburgo, Giappone ed Emirati Arabi, ha ricevuto forti critiche legate all’ipotetico diritto di uno Stato di legiferare a livello nazionale in una materia che, a livello di trattati internazionali, rimane non chiara.
Nel 2020 gli Stati Uniti hanno lanciato un’altra iniziativa, quella dei cosiddetti Accordi Artemis (Artemis Accords). Tali Accordi, che hanno natura non vincolante, contengono una serie di principi intesi a fare da guida agli Stati che hanno accettato di far parte del programma Artemis. Gli Accordi non solo riaffermano che l’appropriazione di risorse è in linea con il diritto internazionale, ma prevedono anche la possibilità, per gli Stati, di stabilire sulla Luna zone di non-accesso per motivi di sicurezza (le cosiddette “safety zones”). La legalità di tali zone è stata messa in discussione sia da Stati che da commentatori che hanno evidenziato il suo contrasto con la natura non-appropriativa della Luna. È importante, comunque, sottolineare che gli Accordi si applicano solo agli Stati che li hanno accettati e non a livello globale; in particolare, non hanno alcuna efficacia nei confronti della Russia o della Cina. Quest’ultima, a differenza degli Stati Uniti, non ha pubblicato un documento giuridico di supporto al ILRS, ma ha comunque chiarito la sua posizione al riguardo attraverso dichiarazioni rilasciate alle Nazioni Unite, nelle quali la Cina ha confermato la legalità dell’uso delle risorse per fini scientifici e ha enfatizzato l’importanza di definire a livello internazionale, e non nazionale, le norme applicabili allo space mining.
Appare importante precisare che le regole fondamentali applicabili allo spazio extra-atmosferico contenute nei trattati internazionali, come il menzionato trattato del 1967, sono il frutto di discussioni degli Stati in seno alle Nazioni Unite, in particolare nel Comitato sugli Usi Pacifici dello Spazio. Dal 2022, all’interno di tale comitato, un gruppo di lavoro sta lavorando per la finalizzazione di una serie di principi per la gestione di attività relative all’uso delle risorse spaziali. Questa è un’iniziativa certamente da apprezzare anche se rimarrà da verificare non solo il contenuto di tali principi, ma anche la loro accettazione da parte degli Stati. Infatti, il Comitato sullo Spazio opera attraverso la procedura del consensus, dove le risoluzioni sono approvate senza voto formale, basato sull’assenza di obiezioni espresse dagli Stati membri. Così basta una sola obiezione per bloccare l’approvazione di un documento. Inoltre, i documenti approvati dal Comitato hanno natura non vincolante e così la loro attuazione dipende dalla decisione individuale dei singoli Stati.

Governance e importanza geopolitica dello space mining
Le iniziative discusse nella sezione precedente ci consentono di analizzare questioni relative alla governance dello space mining e le sue implicazioni di carattere geopolitico. Il termine governance, in questo contesto, fa riferimento sia al processo formativo delle norme che a quello della gestione delle attività lunari vere e proprie. È importante sottolineare come, negli ultimi anni, il settore dello “space mining” abbia già manifestato un capovolgimento del tradizionale processo normativo del settore spaziale dove, al negoziato a livello internazionale in seno alle Nazioni Unite, si sono sostituite iniziative unilaterali ed esclusive, sia di carattere nazionale che regionale.
Questo ha una triplice conseguenza. Primo, la diminuzione del ruolo delle Nazioni Unite: l’effetto di tale diminuzione non ha solo un valore simbolico ma anche pratico. Le Nazioni Unite offrono un forum dove ogni Stato può esprimere la sua opinione e partecipare al processo normativo; in un contesto dove le Nazioni Unite svolgono un ruolo marginale, le norme adottate vanno inevitabilmente a riflettere gli interessi di poche potenze, a discapito di quelle più deboli. Secondo, la formazione di un precedente pericoloso nel processo di creazione di nuove norme; infatti, la scelta degli Stati Uniti di prediligere un metodo unilaterale rispetto a quello multilaterale potrebbe diventare un modello da seguire per altre nazioni desiderose di vedere accettate norme a loro esclusivo favore. Non si può non sottolineare il fatto che un approccio simile andrebbe a minare le fondamenta multilaterali sulle quali si basa il sistema di diritto applicabile allo spazio. Terzo, l’incertezza dal punto di vista giuridico; infatti, in assenza di un accordo a livello internazionale sulle norme fondamentali applicabili allo space mining, numerose questioni relative alle attività lunari rimarrebbero irrisolte. Per esempio, nel caso in cui due operatori fossero interessati alle stesse risorse, chi avrebbe il diritto di “precedenza” per estrarle ed utilizzarle? Come garantire i diritti di entità che andrebbero ad iniziare le loro attività in un momento successivo a quello dei “primi” operatori? Come sarebbe possibile evitare l’appropriazione di parti della Luna e la sicurezza delle operazioni in corso?
Queste ultime considerazioni introducono l’importanza geopolitica dello space mining. Infatti, in mancanza di regole condivise, c’è un enorme vantaggio ad essere “i primi”, perché tali “primi” saranno nella condizione di dettare le regole del gioco e strutturare un sistema di “lunar economy” a loro vantaggio, sia dal punto economico che strategico. È difatti ipotizzabile che alcuni Stati, usando la giustificazione della sicurezza, non solo decidano di limitare l’accesso ad aree lunari, ma che vadano anche a posizionare vari dispositivi per garantire tale sicurezza (sia sulla superficie che nell’orbita lunare), mettendo così a repentaglio la natura “pacifica” della Luna. È così, dunque, facilmente comprensibile la competizione in corso tra Stati Uniti e Cina per essere i “primi” sulla Luna e i rischi di questa nuova “corsa allo spazio” dal punto di vista della sicurezza internazionale.
Prospettive future
È difficile ipotizzare il futuro dello “space mining”, e molto dipenderà dalle scelte che gli Stati faranno. Quello che si evince dall’analisi fatta è che il sistema di governance delle risorse spaziali è molto complesso, in quanto caratterizzato dalla presenza di attori di natura internazionale, nazionale e privata, che perseguono obiettivi in larga parte diversi. Da questo punto di vista, la governance dello space mining emerge come un piccolo “laboratorio” dove sarà possibile testare la capacità della comunità internazionale di strutturare un sistema capace di bilanciare il ritorno economico con il rispetto dei diritti di tutte le parti coinvolte, la conservazione dell’ambiente lunare e la preservazione e la promozione della cooperazione internazionale. Ciò che va evitato è mettere a repentaglio la natura pacifica dello spazio, un fattore, questo, che è stato fondamentale per consentirgli di diventare quel settore strategico, tecnologico ed economico che è adesso.
