L'equilibrio delle risorsedi Rita Lofano
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Le mappe del potere

L'equilibrio delle risorse

di Rita Lofano

La sicurezza del XXI secolo non dipende solo dalla forza militare, ma dalla capacità di garantire approvvigionamenti affidabili di acqua, energia e cibo. È in questa interdipendenza che si ridisegnano potere, competitività e stabilità

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e mappe del potere non sono più quelle che abbiamo imparato a conoscere. Non seguono solo i confini degli Stati, gli eserciti, gli armamenti ma il corso dei grandi fiumi, le rotte delle petroliere, i porti, i cavi sottomarini e le catene che portano il cibo sulle nostre tavole. Le crisi geopolitiche degli ultimi anni hanno cambiato il paradigma. La guerra in Ucraina ha sconvolto i mercati energetici e agricoli mondiali, le tensioni nel Mar Rosso hanno mostrato la vulnerabilità delle rotte commerciali, la chiusura dello Stretto di Hormuz ha reso evidente come un conflitto locale possa produrre effetti planetari. Un’interruzione delle forniture di gas, un blocco navale o un attacco a un’infrastruttura critica incidono sui mercati, sugli equilibri politici, alimentano l’inflazione, influenzano le migrazioni e mettono alla prova la tenuta delle democrazie. 

La sicurezza interna di una nazione dipende sempre più da un sistema integrato fatto di energia, acqua e cibo. Tre risorse essenziali, strettamente collegate tra loro, che costituiscono l’infrastruttura invisibile della stabilità economica e sociale. 

È questa la logica del Water-Energy-Food Nexus. L’acqua richiede energia per essere estratta, trattata e distribuita; l’energia ha bisogno dell’acqua per essere prodotta; l’agricoltura dipende da entrambe. Basta che uno di questi ingranaggi si blocchi perché l’intera macchina rallenti. 

Per anni abbiamo creduto che la globalizzazione avesse reso le risorse una pura questione di mercato e la tecnologia una soluzione pressoché universale. La pandemia prima e le guerre poi hanno dimostrato il contrario. La sicurezza degli approvvigionamenti è tornata a essere un fattore decisivo della competitività. Non basta disporre delle tecnologie più avanzate, occorre assicurarsi che energia, materie prime, acqua e logistica restino disponibili nei momenti di instabilità. Siamo passati dall’economia dell’efficienza (vince chi produce a prezzi più bassi) all’economia della resilienza. 

 

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Questa trasformazione riguarda anche la rivoluzione tecnologica. L’intelligenza artificiale, il cloud, i semiconduttori e i datacenter vengono spesso raccontati come l’alba di un’economia immateriale. In realtà non c’è nulla di immateriale nell’economia digitale. Ogni algoritmo consuma energia, ogni centro di calcolo richiede enormi quantità di elettricità e di acqua per il raffreddamento, ogni filiera tecnologica dipende da minerali critici. L’innovazione produce efficienza, ma non elimina il problema delle risorse. Al contrario, ne cambia la natura, rendendole ancora più centrali nella competizione geopolitica.  

Nel 2021, l’Agenzia Internazionale dell’Energia aveva delineato uno scenario in cui le fonti rinnovabili sarebbero state il motore del mondo entro il 2050. Siamo nel 2026 e gli idrocarburi soddisfano ancora l’80 percento della domanda globale di energia. Un’economia da 105 trilioni di dollari non può passare da un sistema all’altro in una notte. Vecchie e nuove fonti continueranno a convivere, aumentando la complessità e il valore strategico della sicurezza degli approvvigionamenti. La geopolitica dell’energia, dunque, non scompare con la decarbonizzazione, cambia aspetto. 

Lo stesso vale per l’acqua. In Medio Oriente e nel Nord Africa, la regione più esposta allo stress idrico, la dipendenza dalle importazioni alimentari, la condivisione di bacini transfrontalieri e l’esposizione agli shock energetici hanno trasformato la gestione delle risorse in una componente della sicurezza nazionale. Eppure, proprio da qui arriva una lezione importante. I Paesi del Golfo, e in particolare gli Emirati Arabi Uniti, dimostrano come la scarsità non coincida necessariamente con la vulnerabilità. Investimenti nella desalinizzazione, nell’innovazione agricola, nella logistica e nella diversificazione delle forniture hanno trasformato un limite strutturale in un vantaggio competitivo. 

Il Water-Energy-Food Nexus non ci dice soltanto che acqua, energia e cibo sono interdipendenti. Ci ricorda che la sicurezza del XXI secolo si costruisce progettando sistemi capaci di resistere alle crisi e di adattarsi ai cambiamenti.