L’era della resilienza energeticadi Moises Naim
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Nuove strategie

L’era della resilienza energetica

di Moises Naim

Pandemia, guerre e shock climatici cambiano le priorità globali. Efficienza e prezzo non bastano più: contano sicurezza e allineamenti politici. Le nuove filiere diventano strumenti di potere e leve geopolitiche

8 min

L’

evoluzione dell’ordine economico mondiale porta i Paesi a spostare la priorità dalla mera efficienza all’affidabilità, all’isolamento e alla leva strategica. Oggi, a livello mondiale il tema centrale per l’energia non è più solo l’ascesa delle rinnovabili né l’ostinata resistenza dei combustibili fossili: è infatti in corso una trasformazione più profonda che interessa la struttura stessa dell’economia mondiale. L’epoca in cui le filiere di fornitura attraversavano agevolmente i confini e il supremo principio organizzativo era l’efficienza cede ormai il passo a qualcosa di più cauto, più politico e più strategico. La nuova priorità è la resilienza, cioè la capacità di resistere agli shock e di mantenere la continuità in un mondo di sconvolgimenti a cascata.

 

Gli eventi degli ultimi cinque anni hanno reso tale cambiamento inevitabile. Una pandemia che ha congelato le filiere di approvvigionamento, guerre che hanno trasformato le vie di transito dell’energia in vere e proprie armi (la cosiddetta weaponization), eventi meteorologici estremi che hanno messo a dura prova reti e sistemi di stoccaggio: questi eventi hanno svelato come anche le economie avanzate siano vulnerabili. L’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) è stata chiara: gli investimenti nell’approvvigionamento di combustibili fossili “unabated” nel 2023 erano destinati a crescere di oltre il 6 percento, raggiungendo circa 950 miliardi di dollari a livello globale. Nei soli settori upstream di petrolio e gas erano stimati investimenti per oltre 500 miliardi di dollari. Nel frattempo, nel 2024 la domanda mondiale di energia è tornata a salire, trainata da eventi meteorologici estremi e dalla ripresa industriale, con una crescita delle fonti non fossili in un sistema ancora sostenuto dai combustibili fossili. Questi sconvolgimenti non si sono limitati a causare l’interruzione delle forniture: hanno addirittura ridisegnato la strategia.

 

 

A dettare il ritmo è la rivalità tra Stati Uniti e Cina

 

Che lo si ammetta oppure no, il mutevole equilibrio tra Stati Uniti e Cina è sempre più determinante nel plasmare il sistema energetico mondiale. La Cina rappresenta ormai più del 50 percento della capacità di produzione di batterie a livello mondiale e ha il predominio nella lavorazione delle terre rare (si stima addirittura il 90 percento). Nel frattempo, nel 2022 gli Stati Uniti hanno riorganizzato il meccanismo degli incentivi con l’Inflation Reduction Act (IRA) e la relativa politica industriale per convogliare centinaia di miliardi di dollari nella produzione di energia pulita, di semiconduttori, di prodotti farmaceutici e in altri settori strategici. Ciò che conta ora, più che il pacchetto di misure dell’Inflation Reduction Act, sono i capitali, cioè gli impegni per la produzione negli Stati Uniti e per le alleanze con partner in Medio Oriente e in Asia. Per molti paesi, non si tratta più di prezzo e tecnologie bensì di allineamento. Nel 2024, più di 30 paesi hanno riscritto la propria strategia nazionale per la sicurezza energetica, per ridurre l’esposizione alle filiere di fornitura statunitense e cinese

Sostenere la neutralità è sempre più difficile

Come ha osservato Raphael Lotilla, segretario per l’Energia delle Filippine, “la sicurezza energetica oggi non è più solo questione di quello che possiamo permetterci, ma di sapere su chi possiamo contare quando il mondo diventa imprevedibile”.

 

 

 

la fotoMuseo del Futuro, Dubai, Emirati Arabi Uniti. I paesi produttori di petrolio e gas si preparano alla transizione energetica dotandosi di coperture dai rischi. Il patrimonio complessivo dei fondi sovrani del Golfo supera i i 4.000 miliardi di dollari

 

 

Europa: principi sotto pressione

 

Nessuna regione avverte le tensioni in atto quanto l’Europa. Prima della guerra in Ucraina, la Russia forniva circa il 40 percento del gas europeo. Alla fine del 2023 questa cifra era scesa al di sotto del 10 percento, ma a costo di impennate nei prezzi, tensioni industriali e frammentazioni politiche interne. Parallelamente, nel 2024 eolico e solare hanno generato una quota record di elettricità nell’Unione europea (UE), ma le attrezzature necessarie per sostenere questo progresso sono rimaste fortemente legate alle filiere cinesi. L’Europa sta scoprendo che la resilienza non necessita solo diversificazione ma anche di chiarezza politica su quali dipendenze si possano tollerare.

 

 

Produttori in transizione

 

Nell’attesa della transizione, i paesi produttori di petrolio e gas non restano passivi: si preparano dotandosi di coperture dai rischi. Il patrimonio complessivo dei fondi sovrani del Golfo supera ormai i 4.000 miliardi di dollari. Nel 2023, le sottoscrizioni di contratti di gas naturale liquefatto (GNL) a livello mondiale sono aumentate all’incirca del 50 percento rispetto a cinque anni prima, fatto che indica come le infrastrutture fossili di lungo periodo non vengano abbandonate bensì riposizionate. Come di recente affermato da Abdulaziz bin Salman, ministro dell’Energia dell’Arabia Saudita, “la sfida non è il picco del petrolio. La sfida è navigare in un mondo in cui a scarseggiare sono le certezze”.

 

 

La nuova geografia delle filiere di fornitura

 

I cambiamenti più evidenti non sono nei flussi di merci bensì nella geografia industriale:

 

• le fabbriche di batterie vengono trasferite in prossimità dei mercati finali;

• in Africa, Asia e Americhe si rinegoziano i corridoi dei minerali critici;

• le infrastrutture non sono valutate solo in base ai costi ma anche in termini di affidabilità politica.

 

Di recente, un produttore europeo di apparecchiature per rinnovabili, per i materiali delle terre rare è passato da un fornitore asiatico a basso costo a un fornitore australiano più costoso: ha scelto di pagare un premio per la prevedibilità.

 

 

L’ampiezza del cambiamento

 

Il riallineamento strategico in corso è di portata impressionante. L’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ha avvertito che, per mantenere gli attuali livelli di produzione di petrolio e gas fino al 2050, il mondo dovrebbe investire circa 540 miliardi di dollari all’anno nell’esplorazione e nello sviluppo di nuovi giacimenti. Nel frattempo, si assiste alla rapida espansione delle iniziative volte a rafforzare la sicurezza energetica e la resilienza delle filiere di fornitura. Anche le aggiunte di fonti rinnovabili toccano nuovi record, ma i combustibili fossili restano predominanti. Significa che il mondo non sta uscendo dagli idrocarburi ma li sta riorganizzando al riparo di mura difensive.

 

 

Un riassetto globale

 

Quella che emerge non è solo una transizione energetica: è anche un’aggiunta di energia e un riassetto del potere. L’economia diventa strategia, le filiere di fornitura si comportano come alleanze. E l’energia, un tempo trattata come una commodity, riconquista il proprio ruolo storico di leva di influenza geopolitica. A trarre vantaggio da tale situazione sarà chi saprà ragionare contemporaneamente sulle tre dimensioni di tecnologia, mercati e potere. Chi ancora crede che a determinare i risultati siano solo i segnali di prezzo si troverà a scoprire, ma troppo tardi, che l’efficienza non è l’opposto della fragilità ma può esserne la causa. La mappa energetica globale è in fase di ridisegno. La domanda, quindi, non è più se ciò accadrà, ma chi ne definirà i contorni nel nuovo ordine resiliente.