Una leva di sviluppo di Gianfranco Belgrano

Space economy in Africa

Una leva di sviluppo 

di Gianfranco Belgrano

In Africa la space economy è ancora agli esordi, ma nuove imprese, programmi e tecnologie iniziano a definirne il ruolo nello sviluppo economico e digitale del continente 

9 min

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ome accade per molte altre regioni del mondo, anche l’Africa sta entrando in una fase in cui le tecnologie spaziali non rappresentano più un’opzione interessante, ma una necessità strategica. L’impiego di satelliti e strumenti di Osservazione della Terra permette di affrontare sfide ambientali, agricole e infrastrutturali con una precisione prima impensabile, mentre le tecnologie per la connettività avanzata sono in grado, oggi, di colmare i vuoti digitali ancora presenti, su larga scala, nel continente.  Questo percorso coincide con una crescita economica rilevante dell’intero comparto. Il nuovo African NewSpace Industry Report 2025 evidenzia come, nel 2024, le aziende del settore abbiano generato 373,35 milioni di dollari di ricavi, con oltre 300 imprese operative in 36 Paesi. Questo dato, sebbene modesto in termini assoluti, appare significativo se confrontato con quelli del passato: dal 2020 al 2025, il numero di aziende mappate è cresciuto di oltre 800 volte, passando dalle 34 inizialmente registrate a oltre 321 analizzate nel report più recente.

 

Queste stesse imprese, distribuite in cinque macroaree continentali, operano in sei segmenti chiave per l’industria spaziale: comunicazioni satellitari, Osservazione della Terra, produzione di componenti, astronomia, capacity development e navigazione satellitare. Tra queste attività, l’Osservazione della Terra, la produzione di componenti e le comunicazioni satellitari rappresentano oggi gli ambiti maggiormente remunerativi. Le proiezioni indicano che, entro il 2030, il settore privato NewSpace raggiungerà 580 milioni di dollari di valore, con un tasso di crescita annuo composto del 7,7 percento. Parallelamente, gli Stati africani continuano a sostenere questo sviluppo attraverso investimenti mirati: nel 2024, i governi e la Commissione dell’Unione Africana hanno destinato 465,34 milioni di dollari alle attività spaziali (African Space Industry Annual Report, 2024). Anche se il budget complessivo ha subito un ridimensionamento rispetto all’anno precedente (-27,86%), le risorse disponibili sono state riposizionate su obiettivi considerati più strategici e ritenuti essenziali allo sviluppo del continente, come la preparazione al lancio di nuovi satelliti e lo sviluppo di infrastrutture che saranno operative entro il 2030. 

 

Un’Agenzia che unisce, il ruolo della AfSA 

 

In questo contesto, la creazione dell’AfSA (African Space Agency) costituisce un passaggio decisivo. Fondata dall’Unione Africana (UA) per armonizzare le politiche spaziali degli Stati membri, l’Agenzia opera sulla base della Strategia Africana sullo Spazio del 2016, che lega in modo diretto la crescita del settore alla costruzione di un futuro più integrato dal punto di vista economico, politico e sociale. Con sede in Egitto e operativa dal 2023, l’AfSA non intende sostituire le agenzie nazionali già esistenti ma coordinarle, mettendole nelle condizioni di condividere competenze e realizzare programmi congiunti. L’Agenzia si muove in un contesto in cui le infrastrutture spaziali stanno progressivamente evolvendo, anche grazie all’emergere di modelli come il Ground Station as a Service (GSaaS) e all’espansione di costellazioni satellitari su diverse orbite — geostazionaria (GEO), media (MEO) e soprattutto bassa (LEO). Queste dinamiche, trainate in larga parte da operatori globali, stanno contribuendo a migliorare le prestazioni dei servizi digitali — in particolare in termini di latenza — e ad ampliare l’accesso alla connettività, anche nelle aree rurali. In questo quadro, il progressivo rafforzamento dell’ecosistema infrastrutturale segnala l’ingresso del continente in una nuova fase di sviluppo, sempre più orientata a una dimensione “digitale orbitale”. 

 

L’impulso delle agenzie spaziali nazionali 

 

Il consolidamento di una vera e propria “politica spaziale africana” non si esaurisce nella dimensione continentale, bensì si configura come il risultato del percorso intrapreso da singoli Paesi che, già da anni, hanno investito mezzi, strumenti e capitale umano nella costruzione di capacità tecniche e operative. L’Agence Spatiale Algérienne (ASAL) e la South African National Space Agency (SANSA) rappresentano due dei casi più emblematici. La SANSA riunisce competenze scientifiche avanzate, con infrastrutture distribuite tra l’Africa australe e l’Antartide, e gestisce l’unico centro africano di allerta meteospaziale, fondamentale per anticipare fenomeni solari in grado di impattare su comunicazioni, reti energetiche e navigazione.

 

L’ASAL, invece, si distingue per l’ampiezza delle sue applicazioni sul territorio: dalla mappatura delle aree di edilizia precaria, alla pianificazione urbana basata su dati satellitari, fino all’identificazione delle zone di espansione turistica. A queste esperienze si aggiungono quelle dell’Egyptian Space Agency (EgSA), che ospita anche la sede della AfSA, e della National Space Research and Development Agency (NASRDA) della Nigeria, impegnata tra le altre cose nelle attività del programma UN SPIDER (United Nations Platform for Space based Information for Disaster Management and Emergency Response), grazie alla presenza nel Paese di uno dei Regional Support Offices (ROS) delle Nazioni Unite. La rete viene completata dagli uffici di Algeria, Kenya e, recentemente, del Sudafrica. 

 

la fotoLa nuova sede della African Space Agency

 

Nuove prospettive e possibili criticità 

 

Il quadro che emerge è quello di un continente che sta cercando di acquisire peso nella nuova economia spaziale globale. Non sorprende, dunque, che secondo recenti stime almeno 21 Paesi africani lanceranno un proprio satellite entro il 2026. Come suggerisce Temidayo Oniosun, direttore generale di Space in Africa, “l’Africa rappresenta una delle aree più promettenti per l’espansione dell’aerospazio contemporaneo”. Un aspetto che colpisce particolarmente è il cambiamento dei modelli di business. L’industria africana sta passando dalla semplice vendita di immagini, banda o componenti, alla costruzione di piattaforme XaaS (Everything as a Service) integrate, in cui il valore non risiede nel possesso dell’hardware ma nello sviluppo di software avanzati, sistemi analitici e soluzioni intelligenti che combinano dati spaziali e informazioni territoriali. Questo approccio permette di affrontare problemi concreti nei campi dell’agricoltura, della logistica, della finanza digitale e della gestione urbana, favorendo un impatto diretto sullo sviluppo.

Sempre l’African NewSpace Industry Report 2025 mostra come la distribuzione geografica delle imprese sia sbilanciata verso tre regioni – Africa australe, orientale e occidentale – che insieme ospitano oltre l’82 percento delle aziende mappate, mentre le regioni settentrionali e centrali ne concentrano circa il 18 percento. Questo squilibrio rappresenta tanto una sfida quanto un’opportunità di riequilibrio industriale. Secondo Mustapha Iderawumi, Senior Analyst di Space in Africa, la finestra più proficua per investire nel settore spaziale africano è aperta proprio ora, prima che l’ecosistema raggiunga la maturità.

 

Il continente offre una combinazione rara di vantaggi che coniuga una posizione geografica favorevole alle attività di lancio e di tracciamento, un potenziale umano giovane e altamente formabile, un mercato privato in forte espansione e infrastrutture tecnologiche che stanno crescendo ad un ritmo mai sperimentato prima. Il 2025 African NewSpace Industry Report conferma che l’Africa non sta soltanto ampliando il proprio settore spaziale, ma lo sta facendo in modo strutturato, con una riflessione profonda sulle politiche, sui modelli di finanziamento, sui meccanismi di governance e sulle strategie industriali necessarie per affrontare la competizione internazionale. Il risultato è un ambiente che offre nuove prospettive sia agli investitori sia ai talenti locali, e che sta progressivamente ridefinendo il ruolo del continente nella futura economia orbitale globale. 

 

L’articolo è stato pubblicato sul numero di ottobre 2024 della rivista mensile Africa e Affari. I dati sono stati aggiornati ad aprile 2025.