L'indivisibilità delle risorsedi

Daniela De Lorenzo

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America Latina

L'indivisibilità delle risorse

di Daniela De Lorenzo

Nel Triangolo del litio, la transizione energetica mette in luce una realtà spesso trascurata: acqua, energia, alimentazione ed ecosistemi sono risorse interconnesse, che richiedono nuove forme di governance integrata

15 min

I

l nesso tra acqua, energia, alimentazione ed ecosistemi (framework WEFE Nexus) rappresenta una lente analitica efficace per leggere le dinamiche di sviluppo dell’America Latina, dove la dipendenza storica dalle risorse naturali si interseca oggi con l’accelerazione della transizione energetica globale. In questo scenario le interrelazioni non sono lineari: la sicurezza di un settore può tradursi nella vulnerabilità di un altro. Nel contesto sudamericano, queste dinamiche sono marcate da un modello in cui l’acqua è essenziale per la generazione idroelettrica e l’irrigazione, mentre l’energia è necessaria per l’estrazione e la distribuzione idrica. Fattori come l’espansione dell’agricoltura intensiva, la produzione di biocarburanti e il cambiamento climatico aumentano la pressione su questi comparti.  

È in questo contesto che l’espansione del settore dei minerali critici introduce un’ulteriore complessità e pressione su territori fragili. L’estrazione di litio e rame nel “Triangolo del litio” proietta Cile e Argentina al centro della transizione energetica globale, trasformando le loro risorse in asset di sicurezza nazionale per le grandi potenze. Questa abbondanza offre un’opportunità unica per attrarre massicci investimenti internazionali e diversificare le catene di approvvigionamento globali. Al contempo, la forte competizione geo-economica solleva rilevanti tematiche ambientali, legate soprattutto all’elevato consumo di acqua in ecosistemi già fragili.

Il quadro dei minerali critici in Argentina e Cile 

Il “Triangolo del litio” individua l’area andina tra Cile e Argentina che custodisce oltre la metà delle riserve globali del minerale, disciolto in enormi depositi di salamoia sotterranea. Il cuore produttivo di questa regione si concentra nei bacini strategici del Salar de Atacama in Cile e dei salares delle province di Jujuy, Salta e Catamarca in Argentina. L’estrazione del litio nei salares, unitamente alla grande industria del rame in Cile, costituisce un comparto a elevata intensità idrica che insiste su aree colpite da cronica scarsità d’acqua. In questi ambienti fragili, l’evaporazione di ingenti volumi di salamoia e il consumo di risorse idriche fresche sono associati a impatti a cascata che possono interessare la sicurezza alimentare delle popolazioni locali e la stabilità stessa delle attività estrattive.

Per evitare il collasso delle falde acquifere locali e i conflitti con le comunità residenti, l’industria mineraria sta facendo sempre più ricorso all’acqua di mare desalinizzata per alimentare i propri impianti, affrontando anche la complessa sfida ingegneristica di pomparla per migliaia di metri di altitudine verso le miniere.

Parallelamente, l’innovazione si concentra sul riciclo delle risorse interne e molti progetti ora prevedono la reiniezione dell’acqua: il progetto TED di Albemarle in Cile prevede, ad esempio, l’estrazione diretta del litio (DLE) e la successiva reiniezione della salamoia impoverita nel sottosuolo, raddoppiando la produzione senza intaccare il bilancio idrico locale. Al contempo, la desalinizzazione stessa potrebbe trasformarsi in una riserva strategica di materie prime grazie ai principi dell’economia circolare. Il processo di separazione produce, infatti, grandi quantità di salamoia concentrata, un residuo tradizionalmente considerato un rifiuto inquinante per gli ecosistemi marini. Tecnologie emergenti stanno tuttavia cercando di estrarre da questo scarto elementi preziosi come litio, magnesio e potassio, trasformando potenzialmente i dissalatori in vere e proprie miniere chimiche a basso impatto ambientale.  

Esiste infine un legame di mutua dipendenza tecnologica. Gli impianti di desalinizzazione moderni, specialmente quelli alimentati da fonti rinnovabili per ridurne l’impronta carbonica, necessitano a loro volta di grandi quantità di minerali critici, come il rame e il nichel per resistere alla corrosione marina o le terre rare per i motori delle pompe ad alta pressione. Di conseguenza, la scarsità o l’aumento dei prezzi dei metalli rischia di riflettersi direttamente sul costo dell’acqua desalinizzata per uso industriale, dimostrando come la sicurezza energetica e quella idrica siano ormai due facce della stessa medaglia.  

Questa duplice dimensione mette in luce il carattere ambivalente della desalinizzazione: se da un lato offre opportunità rilevanti in termini di approvvigionamento idrico e recupero di materie prime, dall’altro introduce nuove criticità legate al consumo di energia, alla dipendenza da risorse minerarie e agli impatti ambientali. È proprio a partire da questa complessità che la tecnologia assume una rilevanza strategica, in quanto non rappresenta una soluzione semplice o univoca, ma uno strumento articolato la cui efficacia dipende dalle modalità con cui viene integrato nel sistema. 

La desalinizzazione, come anche il riciclo avanzato, si profila come un asset strategico fondamentale per mitigare la scarsità idrica; tuttavia, la loro reale efficacia sul lungo periodo non può prescindere da una “visione d’insieme” che ne consideri l’elevata intensità energetica e l’impatto sul bilancio idrogeologico complessivo, elementi che si pongono come precondizione essenziale per la durata stessa dello sviluppo economico.

 

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Il contesto cileno: bilanci idrici nel Salar de Atacama 

Nel Salar de Atacama operano i principali attori del settore: l’azienda statale Codelco, la SQM (Sociedad Química y Minera de Chile) – nel dicembre 2023 le due imprese hanno firmato un accordo di partnership strategica sotto controllo statale – e la statunitense Albemarle. Nel dicembre 2023 il governo cileno ha annunciato l’accordo di controllo pubblico tra Codelco e SQM, mirato a migliorare la sostenibilità operativa e la protezione del bacino idrico.

Questa sensibilità trova riscontro nei dati scientifici. Il report dell’UNU-INWEH mostra come l’estrazione di litio determini l’evaporazione di ingenti quantità di salamoia (brine), alterando la pressione idrostatica dei bacini sotterranei e potenzialmente causando la migrazione delle acque dolci periferiche verso le zone saline. Questo può incidere sulla disponibilità d’acqua per l’agricoltura locale e sull’integrità delle lagune andine. 

Le ricerche documentano che per produrre una tonnellata di litio evaporano milioni di litri di salamoia minerale, alterando le capacità di ricircolo idrico immediato. I rapporti sulla situazione idrica stimano che nell’intero bacino idrografico vengano pompati circa 230 milioni di litri di liquidi al giorno, fenomeno associato a spostamento e salinizzazione delle falde dolci limitrofe. Sul piano locale, si registrano segnalazioni sull’abbassamento dei livelli idrici nel bacino del Salar e sul prosciugamento di praterie umide d’alta quota. L’associazione indigena Consiglio dei Popoli Atacameñi, che rappresenta i villaggi vicini di Peine, Socaire, Toconao e San Pedro de Atacama, esprime preoccupazione per lo sfruttamento del bacino, sostenendo che si estrae più fluido di quello che vi entra naturalmente e opponendosi all’apertura di nuovi impianti a ridosso della Laguna Tebenquiche, tutelata come Santuario della Natura. 

Inoltre, analisi di settore evidenziano che l’operazione Codelco dipenderà anche dal superamento di colli di bottiglia istituzionali legati ai processi di approvazione dei progetti idrici. Queste incertezze sulla gestione dei bacini condivisi influenzano gli investimenti, rendendo la tutela dell’acqua la principale variabile economica e politica per la Strategia Nazionale del Litio entro il 2026. Questo intreccio tocca anche il piano del diritto. Il riconoscimento della personalità ambientale e l’attribuzione di diritti giuridici a fiumi o ecosistemi in nazioni vicine come Ecuador o Colombia testimoniano un mutamento di sensibilità e di regolamentazione: l’acqua tende a essere considerata un’entità il cui diritto all’esistenza entra in dialogo con le esigenze industriali. 

Il contesto argentino: dinamiche locali e riforma normativa 

In Argentina, nei siti di Catamarca e Salinas Grandes, le comunità locali e indigene esprimono riserve sull’estrazione di litio (progetti Tres Quebradas e Jujuy), segnalando la necessità di studi idrogeologici approfonditi per prevenire rischi di deficit idrico derivanti dal pompaggio della salamoia. Le tensioni registrate dal 2023 evidenziano le complessità dei modelli di governance top-down. I dati USGS confermano una criticità strutturale: la decentralizzazione del controllo minerario alle province (Jujuy, Salta, Catamarca) ostacola la gestione integrata del nesso WEFE, poiché l’assenza di standard idrici uniformi aumenta il rischio operativo e la vulnerabilità dei bacini transfrontalieri. 

Ad aprile 2026, il Congresso argentino ha sancito la riforma della Legge sui Ghiacciai (Legge 27.804) per incentivare gli investimenti andini. La norma introduce una tutela condizionata alla “funzione idrica effettiva” verificata scientificamente, affidandone l’applicazione ai decreti di identificazione formale delle autorità provinciali. Rispetto al modello centralizzato cileno (con monitoraggio nazionale), questa parcellizzazione offre flessibilità immediata nell’ottenimento delle licenze da parte delle giurisdizioni pro-mining, ma espone gli investimenti a frammentazione normativa e contenziosi. 

La riforma stabilisce che il mancato pronunciamento dell’Instituto Argentino de Nivología, Glaciología y Ciencias Ambientales (IANIGLA) non infici la validità delle autorizzazioni ambientali provinciali. Per questo, la modifica è impugnata dinanzi ai tribunali federali dalle opposizioni e dalle organizzazioni ambientaliste (a partire dall’amparo di La Pampa), che invocano il principio di non-regressività e il Trattato di Escazú. Con l’avvio della transizione normativa provinciale (6-12 mesi), permangono incertezze legate all’esito dei ricorsi.  

Nel frattempo, gli esperti richiamano l’attenzione sulla gestione delle alte vette, dove i ghiacciai e l’ambiente periglaciale apportano, in caso di megasiccità, oltre il 50 percento del flusso dei fiumi come stabilizzatori idrici naturali. Il nuovo quadro richiede attente valutazioni d’impatto nel permafrost per prevenire fenomeni di drenaggio acido e garantire la sostenibilità dell’approvvigionamento locale, evitando complessi contenziosi giudiziari. 

Il 14 aprile 2026, Cile e Argentina hanno concordato di riattivare le sessioni della Commissione Amministratrice del Trattato di Integrazione e Complementazione Mineraria del 1997. Il governo del presidente cileno José Antonio Kast ha confermato l’intenzione di riprendere formalmente tali sessioni il 7 luglio a Buenos Aires, per facilitare logistica, commercio estero e investimenti attraverso i Protocolli Addizionali Specifici (PAE). Il Trattato del 1997 promuove lo sviluppo di progetti estrattivi nell’alta cordigliera attraverso un quadro giuridico transfrontaliero che applica norme armonizzate per sfruttare giacimenti congiunti e ottimizzare le sinergie logistiche. Lo strumento è monitorato con attenzione poiché i progetti inclusi nel perimetro – come il complesso di oro e rame Distrito Vicuña (Lundin/BHP) tra San Juan e Atacama – si sovrappongono a corpi glaciali condivisi, ponendo sfide di coordinamento per le valutazioni ambientali, attualmente eseguite separatamente secondo gli standard amministrativi specifici di ciascuna nazione. 

 

 

Pratiche preventive e strategie di de-risking per i partner privati 

Per i partner privati, queste dinamiche suggeriscono l’opportunità di adottare buone pratiche preventive che vadano oltre la semplice responsabilità sociale d’impresa. Un recente contributo teorico e pratico introduce il concetto di “Giustizia Epistemica”, evidenziando il valore operativo dell’integrazione tra i modelli idrogeologici quantitativi delle imprese e le evidenze storiche ed empiriche possedute dalle comunità locali. Queste popolazioni possiedono una comprensione qualitativa dei cicli idrici che può integrare efficacemente i dati tecnici dei sensori. 

In Cile, inoltre, le linee guida per il biennio 2025–2026 indicano come standard di riferimento per il de-risking l’implementazione di Sistemi di Monitoraggio Idrico in Tempo Reale co-gestiti, dove i dati sulla risorsa sono accessibili e verificabili congiuntamente da impresa, Stato e cittadini. Garantire trasparenza sui dati idrici rappresenta una necessità di de-risking finanziario e operativo, come confermato dalle conclusioni del Working Paper IDS e dai report del 2026. 

Attraverso una governance collaborativa che consideri l’acqua come una risorsa condivisa e finita all’interno del nesso WEFE, le aziende potranno consolidare la propria licenza di operare, assicurando che la transizione energetica sia non solo tecnicamente efficace nel ridurre le emissioni, ma anche socialmente condivisa e ambientalmente legittimata nei territori coinvolti dalle attività estrattive.  

La gestione integrata dei bacini andini 

In ultima analisi, la transizione dai modelli di tutela assoluta e centralizzata a sistemi di gestione flessibile e localizzata – evidente sia nell’accentramento strategico cileno che nella recente frammentazione provinciale argentina – contribuisce a ridefinire la natura della sovranità sulle risorse nel Sudamerica meridionale. La vera sfida del nesso WEFE in questa macroregione non risiede nella scelta dicotomica tra conservazione ecologica e sviluppo industriale, bensì nella capacità istituzionale di governare l’indivisibilità fisica e sistemica dei bacini idrici andini. Come dimostrano i dati scientifici, l’acqua per sua natura non rispetta i confini delle concessioni minerarie né le giurisdizioni delle singole province. 

Di conseguenza, il successo a lungo termine degli investimenti privati nella filiera dell’energia pulita e la stabilità sociale dei territori dipenderanno dalla consapevolezza che ogni intervento settoriale ha un impatto sull’intero sistema. Soltanto superando i modelli operativi tradizionali e riconoscendo l’indivisibilità delle risorse come principio cardine della governance, sarà possibile trasformare i potenziali trade-off strutturali del Nexus in sinergie virtuose. Integrare l’eccellenza tecnologica del monitoraggio in tempo reale con la trasparenza partecipativa e l’apporto delle comunità locali diventa quindi una via maestra per garantire certezza operativa all’impresa e legittimazione ambientale nei territori.