La nuova frontiera dell'acquadi

Menachem Elimelech

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La desalinizzazione

La nuova frontiera dell'acqua

di Menachem Elimelech

La crescita della domanda idrica e i cambiamenti climatici spingono la desalinizzazione al centro delle strategie nazionali. Una tecnologia sempre più efficiente che intreccia sicurezza idrica, energia e resilienza delle infrastrutture 

16 min

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a scarsità idrica emerge sempre più come una delle maggiori sfide del XXI secolo. La crescita demografica, l’urbanizzazione, lo sviluppo economico e i cambiamenti climatici esercitano oggi una pressione senza precedenti sulle risorse idriche. In molte regioni le risorse idriche tradizionali (fiumi, laghi, bacini artificiali e falde acquifere) mostrano una crescente vulnerabilità a siccità prolungate, variazioni nei modelli delle precipitazioni e sfruttamento eccessivo. 

Per i Paesi delle regioni aride e semiaride, la sfida è particolarmente ardua. La questione non è più semplicemente come gestire le risorse idriche in modo più efficiente, ma come poter garantire un approvvigionamento affidabile in un contesto climatico sempre più incerto. La desalinizzazione dell’acqua marina, inizialmente una tecnologia di nicchia, è pertanto ormai diventata una componente strategica della sicurezza idrica nazionale. 

Questa evoluzione è probabilmente più evidente in Israele e nella regione del Golfo. Attualmente Israele ricava circa il 70-80 percento della propria acqua potabile da grandi impianti di desalinizzazione dell’acqua marina ed è quindi ampiamente indipendente dalla variabilità delle precipitazioni. Analogamente, paesi quali Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Kuwait ricorrono alla desalinizzazione per la maggior parte del proprio approvvigionamento idrico urbano: qui la desalinizzazione non è più solo una risposta alla scarsità d’acqua bensì il fondamento stesso della sicurezza idrica. 

A determinare la crescente diffusione della desalinizzazione intervengono anche fattori economici. I governi investono sempre più in impianti di desalinizzazione dell’acqua marina di grandissime dimensioni, in grado di produrre centinaia di migliaia di metri cubi di acqua dolce al giorno. Come le centrali elettriche, anche questi impianti traggono vantaggio dalle economie di scala. Maggiori sono le dimensioni dell’impianto, minori sono i costi di investimento e di esercizio per unità di acqua prodotta: la desalinizzazione è, pertanto, una fonte di approvvigionamento idrico urbano affidabile sempre più competitiva. 

Il principale fattore abilitante di questa espansione è stata una vera e propria rivoluzione tecnologica. I primi impianti di desalinizzazione si basavano principalmente su processi termici che prevedevano l’evaporazione dell’acqua di mare e la condensazione del vapore risultante. Sebbene efficaci, questi impianti necessitavano ingenti quantità di energia ed erano realizzabili principalmente in regioni in cui i combustibili fossili erano abbondanti e a basso costo. 

Fondamentale e rivoluzionario è stato il passaggio all’osmosi inversa, che sfrutta la pressione per spingere le molecole d’acqua attraverso membrane semipermeabili che trattengono i sali disciolti, senza necessità di indurre evaporazione. Questa innovazione ha ridotto drasticamente il fabbisogno energetico e ha trasformato la desalinizzazione da costosa tecnologia specialistica a una soluzione di approvvigionamento idrico scalabile. 

Oggi la desalinizzazione occupa una posizione centrale nel nesso tra acqua, energia e sicurezza alimentare. La produzione di acqua dolce richiede ingenti quantità di energia, mentre la disponibilità di risorse idriche affidabili è una condizione indispensabile per la produzione energetica, lo sviluppo industriale e la sicurezza alimentare. Comprendere questa relazione è fondamentale per valutare il ruolo futuro della desalinizzazione in un mondo afflitto da scarsità idrica. 

 

 

Il fattore energia nella desalinizzazione dell’acqua marina 

Per decenni la desalinizzazione dell’acqua di mare è stata considerata una tecnologia ad alta intensità energetica. I detrattori l’hanno spesso additata come troppo costosa ed eccessivamente energivora per poter svolgere un ruolo di primo piano nell’approvvigionamento idrico globale. Sebbene tale percezione fosse un tempo giustificata, oggi non rispecchia più la realtà della moderna tecnologia di desalinizzazione. 

Decine di anni fa, un singolo impianto di desalinizzazione poteva consumare più di 15 kilowattora (kWh) di energia per ottenere dall’acqua di mare, mediante osmosi inversa, un metro cubo di acqua dolce. Oggi, quello stesso processo richiede, in genere, circa 2 kWh per metro cubo; considerando anche la presa dell’acqua di mare, il pretrattamento e il post-trattamento, il consumo energetico complessivo di un moderno impianto di desalinizzazione si attesta intorno ai 3 kWh per metro cubo. Questa drastica riduzione dei consumi energetici è stata resa possibile da una serie di innovazioni tecnologiche: membrane sempre più efficienti, pompe ad alte prestazioni, impianti progettati in modo più avanzato e sistemi di recupero energetico in grado di sfruttare la pressione della salamoia concentrata per reimmetterla nel processo produttivo. 

Negli impianti di desalinizzazione moderni, quindi, il processo di osmosi inversa ha ormai raggiunto livelli di efficienza energetica prossimi ai limiti termodinamici realisticamente raggiungibili. La quantità minima di energia necessaria per separare l’acqua dolce dall’acqua di mare dipende dalle leggi della fisica. Grazie a decenni di innovazione, gli impianti moderni riescono oggi a sfruttare gran parte dei guadagni di efficienza ottenibili. Di conseguenza, in futuro, il miglioramento dei consumi in questo campo procederà in modo incrementale, senza rivoluzioni improvvise. 

Ciò ha implicazioni importanti per il futuro del settore. Sebbene la ricerca accademica continui a sviluppare nuovi materiali e tecnologie per le membrane, è probabile che le prossime riduzioni dei consumi energetici derivino soprattutto dall’ottimizzazione degli impianti piuttosto che da ulteriori innovazioni in questo ambito. I maggiori margini di miglioramento sembrano infatti risiedere nella progettazione e nella gestione energetica degli impianti, nei sistemi di pretrattamento e nelle soluzioni di controllo operativo, settori nei quali i benefici attesi potrebbero superare quelli, ormai più limitati, ottenibili attraverso il perfezionamento delle membrane. 

È inoltre importante valutare il fabbisogno energetico della desalinizzazione dalla giusta prospettiva. Per produrre un metro cubo di acqua dolce – una quantità all’incirca sufficiente a soddisfare il fabbisogno idrico di una famiglia di quattro persone per diversi giorni – occorrono circa 3 kWh di elettricità, ma molti dei nostri utilizzi quotidiani consumano altrettanta energia, se non di più. Per percorrere dai 15 ai 25 chilometri, un veicolo elettrico standard necessita di una quantità di elettricità simile; un’asciugatrice domestica può consumare diversi kilowattora per un singolo ciclo di funzionamento; allo stesso modo, far funzionare un impianto di climatizzazione per poche ore in una giornata calda, si traduce nel consumo di una energia pari se non superiore a quella necessaria a produrre un metro cubo di acqua desalinizzata. Calandola nel contesto, diviene  evidente come la desalinizzazione dell’acqua di mare sia decisamente meno energivora di quanto comunemente si creda. 

L’efficienza energetica resta sempre un requisito essenziale, e gli esempi di consumo citati dimostrano che, ormai, la desalinizzazione non è più un mostro energetico. In molte aree del mondo, a fronte delle conseguenze economiche e sociali della scarsità idrica, si tende ormai a considerare accettabile il costo energetico da sostenere per garantirsi un approvvigionamento idrico affidabile. 

La desalinizzazione come infrastruttura strategica 

La desalinizzazione su larga scala deve essere implementata come parte integrante di un sistema infrastrutturale integrato. L’impianto di desalinizzazione è solo una delle componenti di un sistema ben più ampio che comprende strutture per la presa dell’acqua di mare e lo scarico della salamoia, reti di alimentazione energetica, condotte di adduzione e trasporto, bacini di accumulo e reti di distribuzione. 

In Israele gli impianti di desalinizzazione sono parte integrante del sistema idrico nazionale, che unifica la gestione di acqua desalinizzata, acqua di falda e risorse idriche di superficie e comprende un programma di riutilizzo delle acque reflue tra i più ampi al mondo: un sistema idrico integrato che garantisce flessibilità, resilienza e affidabilità operativa. 

Una tendenza analoga si va delineando nella regione del Golfo, dove gli impianti di desalinizzazione sono sempre più spesso collegati a reti di distribuzione regionali in grado di trasportare l’acqua su lunghe distanze. In Arabia Saudita Riyad, una delle più grandi città d’entroterra del mondo, deriva gran parte della propria acqua potabile dagli impianti di desalinizzazione situati sulla costa del Golfo Persico. Da qui, l’acqua potabile viene trasportata per diverse centinaia di chilometri, fino alla città, grazie a una rete di distribuzione idrica tra le più estese al mondo. In casi come questo, le infrastrutture che collegano gli impianti di desalinizzazione ai consumatori sono importanti quanto la tecnologia di desalinizzazione. 

Gli aspetti economici della desalinizzazione rafforzano ulteriormente la necessità di adottare una visione sistemica. Secondo le dimensioni dell’impianto, i prezzi locali dell’energia, le condizioni di finanziamento e i requisiti infrastrutturali, il costo dell’acqua di mare desalinizzata varia in genere dagli 0,50 agli 1,50 dollari al metro cubo, e può essere anche inferiore nelle zone dotate di strutture moderne di grandi dimensioni. Pur superiori a quelli associati a molte fonti di acqua dolce convenzionali, questi costi risultano spesso competitivi se comparati ai costi da sostenere per lo sviluppo di forme di approvvigionamento idrico alternative, che spesso ricorrono a fonti distanti e sempre più scarse. 

Nel lungo termine, il successo dipende anche dalla governance e dai finanziamenti disponibili. I grandi progetti di desalinizzazione necessitano investimenti iniziali ingenti e una pianificazione che può estendersi anche per interi decenni. Un modello comune per il finanziamento e la gestione di grandi impianti e strutture è ormai quello del partenariato pubblico-privato, che consente alle amministrazioni pubbliche di avvalersi delle competenze del settore privato e mantenere al contempo il controllo sulle infrastrutture pubbliche di natura critica. 

Ma, forse, l’aspetto più importante è che la desalinizzazione richiede impegni politici a lungo termine. La sicurezza idrica, infatti, non può nascere da progetti isolati, perché dipende dall’adozione di strategie coerenti che integrino diversificazione dell’offerta, investimenti infrastrutturali, tutela dell’ambiente e gestione della domanda. 

In questo senso, la desalinizzazione deve essere considerata alla stregua dei sistemi di produzione e trasmissione dell’energia elettrica: a determinare il valore sociale di una centrale elettrica non è solo il costo di produzione di un Kilowattora, ma è, anche e soprattutto, la garanzia di affidabilità, resilienza e sicurezza del sistema energetico nel suo complesso. La stessa logica si applica sempre più spesso anche alla desalinizzazione. 

La prossima frontiera 

Il prossimo capitolo della desalinizzazione sarà determinato non solo dalla scarsità idrica ma anche dalla transizione energetica globale. Uno degli sviluppi più significativi è la crescente integrazione tra desalinizzazione ed energie rinnovabili. All’aumentare della quota di energia solare ed eolica nelle reti elettriche, automaticamente diminuisce l’impronta di carbonio dell’acqua desalinizzata. Nelle regioni ricche di sole come il Medio Oriente, l’Australia e il Nord Africa, l’energia elettrica da fonti rinnovabili apre la via per la desalinizzazione a basse emissioni di carbonio su larga scala. 

Parallelamente, a determinare le prestazioni ambientali degli impianti di desalinizzazione saranno sempre più le azioni concrete per la decarbonizzazione delle reti elettriche. In molti casi, l’intensità di carbonio dell’approvvigionamento di energia elettrica conta più dei miglioramenti incrementali dell’efficienza della desalinizzazione. 

Anche la tutela dell’ambiente continuerà a essere una priorità. I continui progressi nella progettazione delle prese d’acqua possono ridurre l’impatto sugli ecosistemi marini, mentre strategie di gestione della salamoia più efficaci possono ridurre al minimo i rischi ambientali associati ai flussi di scarico concentrati. Queste sfide sono gestibili, ma solo con una pianificazione attenta e un monitoraggio costante. 

Un’altra tendenza importante è la crescente integrazione della desalinizzazione con il riutilizzo delle acque reflue e i sistemi di gestione circolare delle risorse idriche. Anziché considerarla come una tecnologia a sé stante, molti Paesi iniziano a combinare la desalinizzazione con riciclo dell’acqua, raccolta delle acque piovane e misure di conservazione in un insieme diversificato di soluzioni idriche. Tali approcci integrati massimizzano la resilienza e riducono la dipendenza da una singola fonte. 

Via via che la desalinizzazione assume un ruolo sempre più centrale nell’approvvigionamento idrico nazionale dei vari Paesi, cresce l’attenzione alla resilienza delle infrastrutture di desalinizzazione stesse. Molti Paesi hanno investito e investono in impianti di desalinizzazione di grandi dimensioni per trarre vantaggio dalle economie di scala, ma questo può portare alla concentrazione della produzione idrica in un numero relativamente esiguo di infrastrutture strategiche. In regioni come il Medio Oriente, dove la desalinizzazione costituisce la principale fonte per l’approvvigionamento idrico urbano, la sicurezza idrica è minacciata da conflitti geopolitici, attacchi alle infrastrutture critiche, interruzioni nella fornitura di energia elettrica e incidenti ambientali. In futuro, le strategie potrebbero quindi puntare all’equilibrio tra efficienza e resilienza, attraverso una maggiore diffusione geografica delle infrastrutture, l’aumento della capacità di stoccaggio idrico e la diversificazione delle risorse idriche. Le energie rinnovabili possono contribuire a sostenere questa transizione rendendo economicamente vantaggiosi impianti di desalinizzazione più piccoli e meglio distribuiti sul territorio. 

In prospettiva, l’adattamento ai cambiamenti climatici diventerà probabilmente uno dei principali fattori trainanti della diffusione della desalinizzazione. L’aumentare della frequenza delle siccità e della variabilità idrologica renderà sempre più preziose le fonti idriche non dipendenti dal clima. La desalinizzazione offre un vantaggio che molte risorse idriche convenzionali non possono garantire: la prevedibilità. 

L’importanza della desalinizzazione va quindi ben oltre il semplice trattamento dell’acqua. Quello che era nato come un processo tecnologico avanzato si è trasformato in una risorsa infrastrutturale strategica. Il suo futuro  dipenderà non solo dai progressi della tecnologia ma anche dall’efficacia con cui essa verrà integrata nei sistemi energetici, nell’ambito di una gestione ambientale responsabile e di una pianificazione idrica a lungo termine. 

In un mondo sempre più minacciato dalla scarsità idrica, la desalinizzazione dell’acqua marina sta diventando molto più di una semplice fonte di acqua dolce. Si sta affermando come un pilastro fondamentale di sistemi infrastrutturali resilienti e sostenibili, progettati per garantire l’approvvigionamento idrico alle generazioni future.